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GRAZIA dicembre 2016

Gioia! giugno 2014
Gioia! giugno 2014

UNCO’ MAG – Le mille forme delle foglie – Intervista

di Sara Girardi

Camilla Pietropaoli Eco-Design è il progetto artigianale di Camilla, giovane designer italiana che, a partire da materiali di recupero come le camere d’aria delle biciclette, realizza gioielli unici ed eco-friendly. L’amore per l’artigianato è nato dall’esigenza di ritagliarsi uno spazio di libertà e creatività, e oggi cura la sua attività a 360 gradi.

Camilla, di cosa ti occupi?
Da due anni mi occupo di artigianato artistico e sostenibile, in particolare della realizzazione di gioielli con camere d’aria non più utilizzabili. Curo l’intera produzione, dall’idea al taglio, e naturalmente la vendita. Mi ispiro alla natura e alla sua tridimensionalità, per questo creo grandi collane piene di foglie e foglioline. Mi piace pensare che questo mio lavoro sia anche un atto di sensibilizzazione, attraverso gioielli che comunicano la possibilità di far convivere estetica, ricercatezza e riciclo.

Da dove nasce la tua passione per la produzione artigianale e dove hai acquisito le tue competenze?
Come autodidatta ho iniziato sperimentando con forbici e pinze mentre scrivevo la tesi: tagliavo e intrecciavo camere d’aria, cercando di dare forme naturali a quell’insieme di vecchie gomme nere. Anche da piccola mi piaceva creare gioiellini con pietre e fili, naturalmente in maniera molto naife quando non volevo fare i compiti.
L’artigianato è stato un modo per ritagliarmi uno spazio. Creare oggetti con le mani ha rappresentato sempre un momento di tranquillità e conoscenza. La passione per i gioielli ottenuti con materiali di recupero, in questo caso le camere d’aria, è nata da una scelta etica e di gusto. Sono contraria alla produzione di oggetti, vestiti ed accessori a basso costo perché questa implica lo sfruttamento di risorse e del lavoro delle persone. Poi amo la natura e il colore nero. Mi piacciono i gioielli contemporanei ed insoliti, pezzi unici e che hanno una storia. Tutte queste cose si sono unite quasi per caso e da due anni e mezzo fare gioielli sostenibili è diventato un modo in più per comunicare con il mondo.

Quali sono secondo te le qualità da mettere in campo in un’attività come la tua?
Credo che la determinazione (leggi testardaggine) sia indispensabile in questo lavoro: non è facile convincere la propria famiglia che si vuole accantonare un percorso convenzionale (comunque fatto di tirocini malpagati) per iniziare una professione autonoma e incerta, fatta di alti e bassi, soprattutto i primi tempi. Poi bisogna essere multidisciplinari e comunicativi. Non basta creare gioielli ma è necessario saper trasmettere la filosofia e l’amore che c’è dietro ogni oggetto, anche attraverso i social media, prima forma di comunicazione in assoluto. Le altre cose importanti per me sono saper gestire bene il tempo, essere professionali e tenere sempre in considerazione concorsi e fiere interessanti.

In questi ultimi tempi si parla molto della riscoperta dell’artigianato italiano e della sua importanza strategica nel mondo dell’imprenditoria. Tu cosa ne pensi?
Vivendo un po’ in Italia e un po’ in Spagna mi rendo conto che nonostante la somiglianza tra i due paesi e la grande creatività della Catalogna (in campi come l’architettura, il design, l’handmade), a volte è proprio vero che “Italians do it better”. E questo grazie a mestieri e saperi che abbiamo ereditato e che fanno parte del nostro dna. Per troppo tempo però nel nostro Paese non è stata data la giusta importanza agli artigiani, al fatto a mano e alla piccola e media imprenditoria. Queste figure professionali hanno sofferto in pieno le conseguenze di una crisi, soprattutto dal punto di vista morale. Sono felice che da un po’ di tempo esista una tendenza che punta a rivalutare l’artigianato italiano, e che non sia solo una moda ma un cambio di rotta. E’ importante cambiare il complicato sistema delle partite iva ma è prioritario capire che i piccoli lavoratori autonomi rappresentano un’alternativa al pessimo mercato del lavoro, quello che non lascia spazio alla possibilità di sbagliare e cambiare strada.

Quali sono le maggiori difficoltà che incontri nel tuo lavoro?
La più grande difficoltà è il dover affrontare tutti gli aspetti del mio lavoro totalmente sola. E’ complesso produrre e contemporaneamente gestire i social e le vendite, partecipare a fiere. Non ho studiato marketing o comunicazione, né ho un laboratorio vero e proprio (bensì una valigia con tutto il necessario!). Inoltre è dura a volte dover giustificare il costo di un gioiello, soprattutto a fronte di orde di persone che comprano abiti da 2 euro senza porsi delle domande. Per acquistare alcuni pezzi di artigianato artistico c’è bisogno di molta sensibilità.

Come promuovi i tuoi prodotti?
Naturalmente uso i social, con cui ho un rapporto di amore e odio. Ho iniziato con Facebook, curo da qualche mese Instagram e vendo i gioielli su Etsy. Adoro le fiere, sono un momento unico in cui parlare alle persone e spiegare loro cosa si fa e perché lo si fa, senza filtri. Cerco di muovermi anche grazie a concorsi di design e artigianato, che sono occasioni in cui viaggiare, farsi conoscere e creare rete con altri giovani maker.

I tuoi progetti per il futuro?
Ho da poco terminato un corso di design e tecniche dei gioielli a Barcellona per poter lavorare i metalli. Vorrei continuare a imparare l’arte dell’oreficeria e avviare un progetto parallelo di gioielli più preziosi, sempre d’ispirazione naturale e sostenibili, realizzati con materiali quali argento e pietre, che nella loro estrazione non hanno causato danni a persone o all’ambiente. Inoltre a breve inizierò un corso di marketing digitale sponsorizzato da Google e continuerò a studiare per promuovere la mia marca, così come continuerò a seguire altri corsi e fare tirocini, visto che di imparare non si finisce mai.



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